Come far fare le faccende ai bambini senza doverlo chiedere dieci volte
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Quasi tutti i genitori riescono a far apparecchiare un bambino una volta. Il difficile è la seconda, la decima, la cinquantesima. Le faccende dei figli non falliscono per mancanza di buona volontà, ma perché ogni volta diventano una trattativa: «adesso?», «perché io?», «dopo».
L'obiettivo di questa guida è togliere la trattativa. Quando una faccenda è chiara, fissa e prevedibile, non c'è niente da negoziare.
1. Poche faccende, sempre le stesse
L'errore più comune è cambiare continuamente: oggi la tavola, domani il cane, dopodomani la camera. Ogni cambio riapre la discussione. Scegliete due o tre faccende per figlio, proporzionate all'età, e tenetele per almeno un mese. Per sapere cosa è adatto a ogni età c'è la nostra guida alle faccende per età.
2. Un momento fisso, non «quando hai tempo»
«Quando hai tempo» non arriva mai. Ogni faccenda si lega a un momento che esiste già:
- prima di cena: apparecchiare
- dopo cena: sparecchiare, riempire la lavastoviglie
- prima di andare a letto: preparare lo zaino
- sabato mattina: riordinare la camera
Il momento fisso fa il lavoro del promemoria. Dopo qualche settimana il bambino apparecchia perché è ora di cena, non perché qualcuno glielo chiede.
3. Mostrare una volta, bene
Per un adulto «riordina la camera» è ovvio. Per un bambino di sei anni no. La prima volta si fa insieme, spiegando cosa vuol dire «fatto»: i vestiti nel cesto, i giochi nella cassa, il letto tirato su. Poi lo fa lui con voi accanto. Poi da solo.
Saltare questo passaggio è la ragione per cui tante faccende vengono «fatte male» — in realtà sono fatte secondo una definizione che nessuno ha mai detto.
4. Visibile, senza tabellone
I bambini, soprattutto dagli otto anni in su, rispondono bene a una lista in cui vedono la propria voce e la spuntano. In KidBox le cose da fare di famiglia possono indicare a quale figlio si riferiscono: il genitore vede a colpo d'occhio cosa è stato fatto senza chiedere, e il figlio grande con un suo account nella famiglia può spuntarla da solo.
Per i più piccoli funziona meglio qualcosa di fisico — una calamita sul frigo — ma il principio è lo stesso: nessuno deve chiedere «l'hai fatto?».
5. Niente premi per ogni faccenda
Pagare o premiare ogni faccenda funziona per qualche settimana, poi insegna che in casa si aiuta in cambio di qualcosa. Il giorno in cui il premio non interessa più, la faccenda sparisce.
Meglio distinguere: le faccende di base si fanno perché si vive insieme; eventuali lavori extra — lavare la macchina, sistemare la cantina — possono avere una ricompensa. E il riconoscimento più efficace resta il più semplice: notare, a voce, che la cosa è stata fatta.
6. Conseguenze naturali, non punizioni
Quando una faccenda salta, la conseguenza migliore è quella che viene da sola: lo zaino non preparato la sera significa una mattina più di corsa; i vestiti non messi nel cesto non vengono lavati. Richiede un po' di pazienza da parte del genitore, ma insegna più di qualsiasi sgridata.
Il ruolo dei genitori
I figli copiano. In una casa in cui un genitore fa tutto e l'altro «aiuta», anche i figli impareranno ad aiutare. Se volete che le faccende siano di tutti, devono esserlo prima tra gli adulti — ne parliamo in dividere le faccende in coppia.
In sintesi
Poche faccende e sempre le stesse, legate a un momento fisso, mostrate bene una volta, visibili senza domande, senza premi per ogni cosa e con conseguenze naturali. Non renderà i bambini entusiasti. Li renderà abituati, che è molto più utile.
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